Il 14 marzo del 1983 muore a Suchitoto (El Salvador) uccisa in un agguato teso da militari salvadoregni MARIANELLA GARCIA VILLAS (39 anni)  politica, avvocata e attivista per i diritti umani.

La storia di Marianella è quella di una figlia della ricca borghesia che avrebbe potuto condurre una vita diversa tranquilla e agiata e che invece aveva scelto di vivere l’inferno dei poveri, raccogliendo instancabilmente prove e testimonianze sulle sempre più gravi violazioni dei diritti umani, senza mai concedersi distrazioni né vacanze e andando consapevolmente incontro al suo destino.

Laureata in legge e filosofia all’inizio degli anni 70 iniziò a lavorare con le comunità di base contadine e a condividerne la vita con l’obiettivo di risvegliare le loro coscienze sui diritti umani fondamentali. Villas militò prima nell’Azione Cattolica Universitaria e poi nel Partito Democratico Cristiano; prima tollerata dai dirigenti poi ostacolata fu infine emarginata dallo stesso Partito coinvolto con il regime dittatoriale.

Esercitò la professione d’avvocato fondando l’ALDHU (Asociación Latino-Americana de Derechos Humanos – Associazione Latino-Americana dei Diritti Umani) e divenendo Vice Presidente della Federazione Internazionale dei Diritti Umani. Villas divenne anche la principale collaboratrice del vescovo di San Salvador OSCAR ROMERO nel suo lavoro di ricerca delle migliaia di desapericidos salvadoregni quasi tutti semplici campesinos. Dopo l’uccisione di Romero ne raccolse l’eredità d’impegno e di denuncia degli orrori causati dal regime.

Ricercata dalla Guardia Nacional salvadoregna Villas si rifugiò in Messico da dove periodicamente rientrava in El Salvador alla ricerca di prove documenti e nomi da presentare alla Commissione per i diritti umani dell’ONU e ai tribunali nazionali e internazionali.

Si recò in Europa tra il 1981 ed il 1982 giungendo anche in Italia nel 1981 e partecipando ad una manifestazione a Padova. In questa occasione testimoniò sul dramma vissuto dal suo popolo evidenziando una necessità fondamentale una risoluta presa di posizione politica nei confronti dei problemi del Sud del mondo.

Sottolineando l’insufficiente ed inadeguato impegno a livello internazionale quando si limita a semplici manifestazioni commemorazioni e cerimonie per la difesa dei diritti umani Villas sensibilizzava le coscienze e la responsabilità delle donne e degli uomini perché le nazioni non possono vestire i panni di spettatori inconsapevoli della tragedia di un popolo. Entrò per l’ultima volta nel suo paese nel gennaio del 1983 per raccogliere prove sull’uso delle armi al fosforo bianco e al napalm contro la popolazione civile.

Marianella sapeva benissimo di essere condannata a morte: la sentenza l’aveva pronunciata già nel febbraio del 1980 il maggiore D’Aubuisson durante un programma televisivo mostrando le foto e indicando i nomi di circa 200 persone considerate vicine alla guerriglia resistenziale tra cui, in cima alla lista, lei e il vescovo Romero.

Il maggiore Roberto D’Aubuisson (1943- 1992), che di fatto gestiva la dittatura oligarchica salvadoregna, si era già reso responsabile dell’uccisione di moltissimi campesinos accusati di terrorismo, di padre RUTILIO GRANDE nel 1977 e poi, successivamente, dell’arcivescovo di San Salvador Romero oltre a sacerdoti, suore e giornalisti. E nessun dubbio doveva più restare a Villas dopo l’assassinio dell’arcivescovo ( 24 marzo 1980) e quello di altri componenti della Commissione dei diritti umani. I militari di  D’Aubisson da tempo accusavano Marianella di essere una delinquente sovversiva e terrorista in combutta con complici internazionali.

La lapide che oggi si trova sulla tomba di Marianella

Il 14 marzo del 1983 Villas stava viaggiando tra vari villaggi scortata dai suoi amici contadini. Vicino il paese di Suchitoto dei militari tesero un agguato ferendo Villas e dei contadini. Il suo corpo venne ritrovato gettato in un cumulo di cadaveri in una discarica e apparve subito chiaro che, oltre le ferite causate dai colpi d’arma da fuoco, presentava segni eloquenti provocati da una feroce tortura.

Contadini della zona di Suchitoto recuperarono il suo corpo martoriato e lo deposero in una camera ardente con stretta vigilanza in modo tale da proteggerlo e preservarlo dall’intervento della Guardia Nacional e per permettere ai suoi sostenitori un ultimo saluto.

Il clima di terrore instaurato dai militari impedì a parenti e amici di partecipare al suo funerale (solo tre i familiari presenti più alcuni giornalisti) e la bara di Marianella venne poi  sepolta dai militari in un luogo sconosciuto e nessuno fu in condizioni di far domande o avviare ricerche per individuare la sua tomba, tanto più che i familiari per sfuggire alla violenza del regime erano dovuti riparare all’estero. La tomba è stata ritrovata soltanto nel 2015 nel cimitero principale di San Salvador in una cappella chiusa da una cancellata e dietro una lapide anonima.

L’ impegno totale e l’ eroico sacrificio di Villas hanno permesso che oggi esista ufficialmente in El Salvador un Tribunale per i diritti umani.

 

Vedi:  Il vescovo dei poveri: OSCAR ARNULFO ROMERO

 

Vedete il nostro video  ” Il dovere della Memoria“: QUI

 



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